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IVANA IOZZIA: METODICITÀ E PERSEVERANZA

Senza dubbio una tra le più forti atlete italiane, Ivana primeggia tanto in maratona quanto nella corsa in montagna, indossa fieramente la maglia Azzurra e… sogna le Olimpiadi!

Calzettoni lunghi 1480 con terzo livello di compressione o Running Track 1495, t-shirt nera smanicata traspirante, sempre a compressione per il massimo confort, 5050 Twenty-one: è questo l’abbigliamento da gara di Ivana Iozzia, tre volte campionessa italiana di maratona e, nel 2015, vincitrice della 10k Chrono di Monza, della Corsa dei Briganti e della Bormio-Stelvio, oltre che quarta ai Campionati Italiani di Corsa in Montagna e sedicesima ai Mondiali (quarta a squadre assieme ad Alice Gaggi e Samantha Galassi). L’abbiamo incontrata per farci raccontare il suo 2015 di allenamenti e gare: ne è nato il ritratto di una runner determinata, disciplinata, “teutonica”, come si definisce lei stessa… una donna convinta delle proprie capacità e sostenitrice del girl power… e come darle torto!

Chi è Ivana quando non corre?
Una persona normale, come tante altre. Lavoro come campionarista tessile per un noto brand di abbigliamento. Come per la maggior parte delle mie colleghe runner non professioniste, le mie giornate sono sempre frenetiche e piene di cose da fare. È richiesta molta organizzazione per riuscire a conciliare lavoro, sport e vita di famiglia, quindi gli spazi di evasione sono ridotti ai minimi termini. Caratterialmente sono piuttosto introversa, mi trovo a mio agio in solitudine e necessito dei miei spazi. Odio il pressapochismo e credo che l’autodisciplina sia un ingrediente essenziale del successo. Proprio per via di questa mia metodicità e perseveranza in tutto quello che faccio, mi definiscono “teutonica”. Non è un caso che una mia grande passione sia proprio la lingua tedesca, che studio ormai da una decina d’anni. Jawohl! Le vicissitudini della vita (due gravi lutti familiari) mi hanno insegnato a guardare le cose da una prospettiva diversa, con più consapevolezza di ciò che conta davvero nella vita: ho imparato a farmi scivolare le cose di dosso, specie le frivolezze. I problemi della vita sono ben altri! Segni particolari: ho una sorella gemella, omozigote. La gente spesso ci scambia, a causa della nostra forte somiglianza. Ma tranquilli…sono io Ivana.

Quando hai cominciato a correre? Chi o casa ti ha spinto ad iniziare?
Correva l’anno 2000. La ditta multinazionale Hugo Boss presso cui lavoravo mise in palio per cinque dipendenti un viaggio premio destinazione Grande Mela con iscrizione alla New York City Marathon. Incuriosita ed entusiasta di questa iniziativa, mi proposi e la mia candidatura venne accettata. Il 5 novembre 2000 ero sulla linea di partenza della mia prima 42km., sponsorizzata HB. Wow!! 2h48’29”, non male per una principiante, no?

Campionessa di maratona, ma anche di corsa in montagna: cosa preferisci correre?
La corsa su strada, nella fattispecie la maratona, è la gara che forse più mi entusiasma. Tuttavia non disdegno neppure la corsa in montagna, che negli ultimi tre anni mi sta regalando grandi soddisfazioni. Trovo anche molto stimolante poter diversificare gli obiettivi e le programmazioni stagionali. Ciò consente di rompere un po’ la monotonia in allenamento. E poi, ho origini montanare da parte di mamma, quindi…corsa + montagna = connubio perfetto! Peccato solo che la corsa in montagna non sia specialità olimpica, o perlomeno non ancora… incrocio le dita affinché lo diventi in un prossimo futuro.

Quali le differenze principali tra le due discipline dal punto di vista della preparazione?
Sono due specialità che richiedono una preparazione diversa per alcuni aspetti, ma presentano anche delle similitudini per altri. Per esempio, la lunga distanza di corsa in montagna prevede molti allenamenti di tenuta, i cosiddetti “lunghissimi” della maratona. Discorso diverso per la distanza classica di corsa in montagna (circa 8km.) che, oltre ad essere una gara breve, può presentare tracciati più o meno tecnici e percorsi accidentati con salite e discese. In questo caso, quindi, è molto importante concentrarsi sugli aspetti tecnici specifici.

Quale la tua miglior gara del 2015?
Campionati Italiani a staffetta di corsa in montagna a Pian delle Betulle LC, fine agosto. Pur non vincendo nella classifica a squadra, feci registrare il miglior tempo di frazione, precedendo atlete blasonate, come l’ex iridata Alice Gaggi, Samantha Galassi e Antonella Confortola. Una bella iniezione di fiducia in vista degli imminenti Campionati del Mondo di corsa in montagna in Galles del 19 settembre. Peccato però che agli iridati non andò altrettanto bene e il 16° posto nell’individuale non rese giustizia al mio stato di forma del momento e alle mie velleità di entrare nella top-ten… mission not impossible. Anche perché ho un’età che non mi consentirà di avere tante altre occasioni…

E quella che ricordi come la migliore in assoluto della tua carriera?
Bella domanda. Ce ne sarebbero tante che meriterebbero di essere ricordate. Una su tutte la vittoria assoluta alla TurinMarathon 2013. Vincere una delle maratone italiane più prestigiose ha sortito una grande risonanza mediatica.

C’è una gara alla quale partecipi ogni anno? Perché?
Ci sono delle gare alle quali sono particolarmente affezionata, come la Stralivigno, l’Engadiner Sommerlauf, la Monza-Montevecchia, la Tre Campanili Half-Marathon, la Jungfraumarathon, la Bormio Stelvio… Alcune coincidono con i miei periodi di stage in quota e le sfrutto come gare di avvicinamento ad appuntamenti più importanti. Se ce ne sono i presupposti, confermo ogni anno la mia partecipazione. Perché no?

E la gara ‘che devi ancora correre’… il tuo sogno ancora da realizzare?
Visto che sognare non costa nulla… l’Olimpiade, il sogno supremo di ogni atleta!

Cosa vuol dire indossare la maglia della Nazionale italiana?
È la mia seconda pelle…

Quale ‘posto’ hanno le atlete donne nel running italiano e mondiale?
La corsa femminile è stata spesso oggetto di pregiudizi e limiti istituzionali. Tuttavia negli ultimi anni si sta assistendo ad un’inversione di tendenza e l’ascesa del gentil sesso nel running sia italiano che mondiale è il segnale di un’affermazione a tutto tondo. Ogni conquista sportiva è anche una conquista emancipativa e proprio attraverso lo sport emerge l’orgoglio di noi donne di far vedere il nostro valore e la voglia di ritagliarci uno spazio nella storia. Certo, subiamo ancora la sudditanza mediatica nei confronti del running maschile e non abbiamo ancora, da parte della società in generale, la considerazione che meritiamo, nemmeno quando siamo noi donne a tener alto l’onor patrio. Mogli e partner, mamme, lavoratrici, casalinghe e atlete. Donne multitasking. Sarò di parte, ma… altro che sesso debole!

Parliamo di Oxyburn: ci racconti il tuo rapporto con l’abbigliamento a compressione graduata della Oxyburn? Miglioramenti, differenze…
Ho conosciuto Oxyburn in occasione della Tre Campanili Half Marathon 2013. Da allora ne è nata una solida collaborazione: merito dei prodotti tecnici di qualità, capaci di soddisfare le esigenze di noi atleti. Ho iniziato indossando le calze di contenzione della Oxyburn dapprima in allenamento, in seguito nelle gare e infine persino in occasione di voli transoceanici. Oltre al comfort, ho riscontrato subito un miglioramento della contrattilità muscolare e del ritorno venoso. Riguardo l’abbigliamento, ottime le maglie termoregolanti e traspiranti che proteggono dal freddo e dall’umidità senza appesantire e senza limitare la libertà di movimento.