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EMANUELE MANZI: CON OXYBRUN TRIONFO IN GALLES

In inverno ha trionfato sui grattacieli di tutto il mondo. Gradini sui gradini con le nostre calze lunghe a  compressione 1450 Trail Run, ora il ‘nostro’ Emanuele Manzi ha vinto la mitica Snowdon Race 2015 a Llamberis in Galles in uno dei santuari della corsa in montagna mondiale, che festeggiava la quarantesima edizione della sua manifestazione.  Un successo cercato con grinta e cuore, quello del “capitano” Manzi, che qui già era salito sul podio una dozzina di anni fa, alle spalle del compagno di squadra Marco De Gasperi. Questa volta il trionfo, con una gara tutta al comando e l’allungo vincente lungo gli 8 km di discesa finale.

Sul tracciato storico, quello corso nella prima edizione, più lungo di circa 1500 metri rispetto a quello che vale i tempi record della gara, azzurri all’attacco già all’inizio della salita. Manzi davanti e uno splendido Massimo Farcoz incollato alle sue caviglie, sino al culmine della salita, conclusa in coppia dai due in 45’39”, mentre l’altro azzurro Riccardo Sterni inseguiva in terza posizione a 54 secondi.

La discesa finale divide i due azzurri al comando, con Manzi ad allungare e a chiudere i suoi sedici chilometri di gara in 1h10’18”. Alle sue spalle, l’esordiente valdostano Farcoz, è bravissimo a difendere l’argento in 1h11’29” dal ritorno della scatenata “muta” anglosassone. Terzo è l’inglese Ben Mounsley in 1h11’37”, che precede i connazionali Rob Hope (1h13’10”) e Ben Adams (1h13’24”).

A pochi giorni dalle medaglie continentali e iridate di Madeira e Zermatt, il Mountain Running Italian Team è tornato protagonista con una selezione chiamata a difendere i colori azzurri in una delle gare mitiche a livello continentale: la Snowdon Race. 16 impegnativi chilometri, equamente divisi tra salita e discesa, che portano gli atleti dall’abitato di Llanberis alla cima del monte Snowdon (la montagna più alta del Galles e la seconda di tutta la Gran Bretagna) per poi lanciarli, tra due ali di folla, in una vera e propria picchiata verso il traguardo.

Sei tornato in Galles dopo tanti anni con la consapevolezza di potere ancora fare una gara ai vertici. Quali sono le tue emozioni alla vigilia di una gara che in un certo senso ha dato il là a livello internazionale alla tua carriera agonistica?

È stata una grande emozione, come tornare indietro di 14 anni a quel 2001, anno in cui per la prima volta mi affacciavo nel panorama internazionale di corsa in montagna. Farlo da capitano della nazionale ha assunto un significato ancor più importante e di certo mi inorgoglisce.  

Come possiamo descrivere la Snowdon Race?

La Snowdon Race è un po’ come la Parigi Roubaix del ciclismo. Un paese intero (Llanberis) si ferma per celebrare l’avvenimento sportivo più importante dell’anno. È pazzesco come vi sia un grandissimo tifo, non solo per i primi, ma per tutti i partecipanti che vengono considerati dei veri eroi. Dal punto di vista tecnico potrebbe sembrare una competizione facile: circa 8km di salita con 1000 metri di dislivello e altrettanti di discesa sulla medesima strada bianca. In realtà l’interpretazione del tracciato assume una fondamentale importanza. Gli scalatori si avvantaggiano il più possibile ma mantenendo un minimo di lucidità per affrontare al meglio la discesa. Viceversa, i più abili nel secondo tratto cercano di perdere il meno possibile per poi “scatenarsi” nella parte a loro più congeniale. Molte volte la competizione si è conclusa nei metri finali con volate mozzafiato!

(Fonte Sportdimontagna.com – Maurizio Torri)