Marta Poretti sgretola il record femminile dell’Ultra Trail del Gobi

Fra gli ultra trail si conferma uno dei più lunghi e massacranti al mondo, una Cina diversa da quelle raccontate e dai tour operator e dai cataloghi, che annega nell’aspro deserto del Gobi.
Sono 400 i km da percorrere di seguito in formula di autosufficienza alimentare e auto navigazione.

 

La provincia di Guansu, sede logistica e di preparazione generale dell’ Ultra Trail del Gobi (UTG), si trova nella sezione occidentale del corridoio di Hexi, una striscia di terra piatta ed agevole racchiusa tra il deserto del Gobi e le montagne del Qilian Shan, fra Cina e Mongolia.

La nostra atleta testimonial Marta Poretti ha trionfato in questa impresa, siglando un risultato inedito. E’ suo infatti il record femminile di sempre. Oxyburn ha accompagnato Marta in questa avventura dove non sono mancate le difficoltà, considerate anche le condizioni di totale autosufficienza imposte dal regolamento. Il valore tecnologico dell’ abbigliamento tecnico Oxyburn e’ messo in luce dalle prestazioni di endurance, in particolare da performance tanto stressanti sia per l’atleta che per il capo stesso.

Ci siamo fatti raccontare direttamente dalla vincitrice dell’ultra trail del Gobi, la sua esperienza.

Marta, innanzitutto come ti senti ora a distanza di qualche giorno dalla grande fatica?

 

Sto incredibilmente bene!
Certo non sono brillantissima ma ho comunque un sacco di energia. Merito dell’adrenalina!?!?
Sono comunque molto soddisfatta di come ho gestito la gara. Ho fatto un buon tempo ma senza arrivare demolita al traguardo. Memore di esperienze passate ho cercato di gestire al meglio le pause di riposo e non sono arrivata come uno zombie al traguardo. E mi sono goduta il viaggio.
Sono stata molto attenta anche alla cura dei piedi, con frequenti cambi calze, pulizia piedi e bendaggi anti sfregamento, che mi hanno permesso di arrivare al traguardo con i piedi sani!

Quali sono stati i momenti più difficili e come li hai superati?

 

Uno dei più difficili è stato senz’altro il pre gara. La notte precedente sono stata malissimo. Con vomito e diarrea mai in vita mia così forti. Grazie ai medicinali che avevo preventivamente portato da casa e alle cure dei medici che seguivano la gara, sono riuscita a mettermi in piedi per la partenza. E’ stata dura carburare ma grazie anche all’alimentazione che avevo in gara, definita e curata dalla mia nutrizionista, non ho più avuto ricadute.

Altro momento difficile intorno al 250esimo km quando, forse a causa di tutto il trambusto, mi è arrivato un imprevisto ciclo mestruale. Risolto non senza difficoltà, soprattutto di comunicazione con i volontari cinesi.
Nei km successivi una piccola crisi dovuta alla stanchezza e al percorso di difficile orientamento nella notte, hanno rallentato un pochino la progressione.
Alla Rest Station successiva ho dormito un paio d’ore e mi sono ripresa.

Quali capi Oxyburn hai scelto come outfit e equipaggiamento?


Inseparabile OxyBuff.
Maglia tecnica 5055 forty two per la prima metà con, seconda con 5110 Lance, ottima!
Calze ho alternato le running track 1495 e le running track 1480. Perfette! Non sudava troppo il piede e la calza era ferma, anti fiacca!

Tu che sei una grande appassionata di montagna e di neve, cosa hai apprezzato del deserto e cosa ti ha affascinato o hai scoperto che non avresti immaginato?


Effettivamente ero un pochino spaventata da un ambiente tanto diverso da quanto mi è più congeniale!
Avevo solo 4000m di dislivello positivo su 400km!
Questa era la mia vera sfida. Mi è tornata in mente la mia  prima vera ultra. Boavista Ultra Trail. Sempre deserto. Piatto. Ma comunque sempre diverso.
Ho attraversato lunghi altopiani piatti, done di terra compatta e dune sabbiose, strade bianche nel nulla. Ho salito montagne per grandi strade sterrate e sentieri.
Una meravigliosa varietà. Orizzonti immensi in cui lo sguardo poteva spaziare.
E in tutto questo ho cercato di non vedere una noiosa monotonia. Ma un’incredibile varietà.
Nessun animale. Poche piccole piante. Con una forza pazzesca per sopravvivere in quei luoghi così inospitali. Ho cercato di andare oltre. Un esercizio non facile. Sentirmi parte di quel mondo e catturare un po’ di quella forte energia!

Come consideri questa esperienza a livello di difficoltà rapportata ai tanti ultra trail che hai affrontato?

 

Non è molto paragonabile.
Le difficoltà maggiori sono chiaramente il sapersi muovere velocemente con il gps.
Sapersi ascoltare e organizzare le pause di riposo per me è essenziale.
Saper programmare con cura alimentazione e cambi di abbigliamento è parimenti importante.
Tutte cose che in un ultra classico non ci sono.
E trovarsi completamente soli, in un nulla buio e silenzioso, senza riferimenti, se non quelli sul tuo gps, non è proprio facilissimo.

Prossimi appuntamenti in programma?

 

Per ora nulla di specifico. Mi godo ancora un po’ questo viaggio!

Marta è un esempio di grandissima determinazione e passione per le lunghe distanze, apprezzando gli aspetti introspettivi legati a queste sfide solitarie e il rapporto immediato con la natura nelle sue più variegate sfumature. Oxyburn continuerà a supportarla tecnicamente nelle sue imprese, condividendo con lei e con tutti gli amanti dello sport questa passione, il rispetto e l’ammirazione verso l’ambiente e soprattutto la voglia di non mollare mai!